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17/01/07

Il teorema di Ecchilosà - La sparizione, la ricomparsa


Crebbe Ecchilosà, crebbe come l'erbacce tra le pietre. Era un animale selvatico, quello che oggi direbbesi con mirabile anglismo una personalità borderlain.
Per restare un bastian contrario decise quindi di sparire: a Borgostantìo non lo videro più per diciotto anni.
Chi può dire dove abbia trascorso tutto questo tempo? Forse nella pineta che attornia la rocca futurista, o sul piroscafo che fa la spola tra le promesse non mantenute e la fuga dalla realtà, oppure solo su una terrazza.
In paese nessuno si accorse della sua mancanza: tutti erano occupati a far scoppiare bombe nei loro cervelli, a coltivare il nulla nello squallore o il poco nell'obnubilamento.
Solo il barbiere, il farmacista, il medico cond8 e qualche altro disgraziato lavoravano pigramente. Gli altri perdevano tempo con maestria: chiacchieravano.
E grande fu la meraviglia nel veder tornare uno sconosciuto tra pappagalli e manieristi, anche se dopo poco tutti ne ignoravano nuovamente l'esistenza.
Il Nostro viveva d'espedienti: rubava le merende agli scolari della scuola materna, le salsicce al salumiere, la frutta al fruttivendolo, etcetera etcetera etcetera etcetera etcetera etcetera etcetera. Insomma rubava di tutto, anche gli etcetera!
Ma l'occasione fa l'uomo onesto, ed Ecchilosà non potè, un brutto giorno, rinunciare a sottoscrivere il comodo compromesso offerto dall'onorevole Vanagloria: uno scialbo impiego in cambio di un voto di scambio. Fu così che si vendette l'anima per la tranquillità deprimente d'essere un recluso.
Come avrebbe potuto rifiutare?
Millantarsi ragioniere fu il logico corollario al teorema della disonestà conveniente.
All'uopo allegai, in capo, il fittizio titolo di studio falsificato dal tipografo Ernesto Macchiadinchiostro.

Continua? Mah!

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