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21/03/07

Il teorema di Ecchilosà - L'involuzione

Premessa
"Tutto s'involve, tutte le foglie attendono l'autunno. Come le età dell'oro, splendor primigenio svanì,
ed or che resto solo, ed or che resto qui, mi desta un sogno, un solo: riaver ciò che finì."

Erberto Nuvolo, poeta inesistente e stramaledetto
*
Il Ragioniere aveva un'ossessione: l'orror della mutevolezza. Avrebbe voluto non esser mai esistito, o al massimo essere una pietra: chi l'avrebbe visto cambiare se fosse stato un ciòttolo?
Nelle interminabili ore di supplizio in Quisiperdesolotempo pensava, per non impazzire, ad improbabili versi di maledetti poeti, ad epiche del nulla leggendarie. E finiva col crederci, alla musica di quei poemi sfuggenti, convinto ch'essa fosse stata suonata nell'auditorium della realtà.
Talvolta lo Sciagurato lanciava messaggi criptici al mondo, cercando un dialogo con un interlocutore che mai rispose. Ecco uno dei suoi scritti sibillini, apparso sul guscio di un uovo abbandonato al centro di Piazza 4 stagioni:
"Seppellito ho l'Archetipo,
ma non sono un uomo nuovo:
resto un relitto di rimpianto,
un fossile che tira a campare,
in questo 18 marzo.
Ieri sarà il futuro: non ho domani!
Vivo per rovinarmi, con le mie mani.
Firmato anonimo Ecchilosà"
Avrebbe voluto perdersi Ecchilosà: nella creazione di un poema rigoroso e formale, oppure di un teorema grandioso che tutti avrebbero chiamato "il teorema di Ecchilosà", togliendosi il capo dal cappello (o versavice) in segno di deferenza. Ma gli riusciva solo di perdersi senza produrre nulla.
"Verrà un giorno un giorno..." - amava quindi ripetersi - "... che tutti starannomi intorno!"
Quel giorno non venne mai: la nostra mediocrità è un animale troppo grande perché lo si possa mettere in fuga; troppo sta comodo tra le sbarre dello zoo che gli abbiamo costruito attorno.
Ecco perché il Nostro non era come appariva: perché in definitiva non avrebbe potuto essere ciò che voleva. Chi può dire se questo fosse un bene?
Un antico proverbio cinico dice:
"Noi non siamo, perchè chi pensa sa d'essere una nullità, e chi non pensa non è, non era e nol sarà."
Il buon Peppino Ecchilosà s'iscriveva nella prima categoria di persone, però tutti credevano che appartenesse alla seconda.

Continua

17/01/07

Il teorema di Ecchilosà - La sparizione, la ricomparsa


Crebbe Ecchilosà, crebbe come l'erbacce tra le pietre. Era un animale selvatico, quello che oggi direbbesi con mirabile anglismo una personalità borderlain.
Per restare un bastian contrario decise quindi di sparire: a Borgostantìo non lo videro più per diciotto anni.
Chi può dire dove abbia trascorso tutto questo tempo? Forse nella pineta che attornia la rocca futurista, o sul piroscafo che fa la spola tra le promesse non mantenute e la fuga dalla realtà, oppure solo su una terrazza.
In paese nessuno si accorse della sua mancanza: tutti erano occupati a far scoppiare bombe nei loro cervelli, a coltivare il nulla nello squallore o il poco nell'obnubilamento.
Solo il barbiere, il farmacista, il medico cond8 e qualche altro disgraziato lavoravano pigramente. Gli altri perdevano tempo con maestria: chiacchieravano.
E grande fu la meraviglia nel veder tornare uno sconosciuto tra pappagalli e manieristi, anche se dopo poco tutti ne ignoravano nuovamente l'esistenza.
Il Nostro viveva d'espedienti: rubava le merende agli scolari della scuola materna, le salsicce al salumiere, la frutta al fruttivendolo, etcetera etcetera etcetera etcetera etcetera etcetera etcetera. Insomma rubava di tutto, anche gli etcetera!
Ma l'occasione fa l'uomo onesto, ed Ecchilosà non potè, un brutto giorno, rinunciare a sottoscrivere il comodo compromesso offerto dall'onorevole Vanagloria: uno scialbo impiego in cambio di un voto di scambio. Fu così che si vendette l'anima per la tranquillità deprimente d'essere un recluso.
Come avrebbe potuto rifiutare?
Millantarsi ragioniere fu il logico corollario al teorema della disonestà conveniente.
All'uopo allegai, in capo, il fittizio titolo di studio falsificato dal tipografo Ernesto Macchiadinchiostro.

Continua? Mah!

05/01/07

Il teorema di Ecchilosà - L'infanzia del Nostro - Parte seconda

La signora Appojola Stegosauri in Ecchilosà, madre di Peppino, era quasi analfabeta. Nella sua breve vita si occupò di fisica delle particelle elementari e di alchimia, non però rinunciando a fare ottime torte di mele.
Scomparve prematuramente all'età di novantasei anni e un giorno: non la trovarono più!
Il babbo del Mostro... del Nostro visse invece per adempiere alla missione di capostazione: peccato che a Borgostantìo non vi fossero treni.
Lui però li sentiva: per questo venne rinchiuso nel piedicomio della vicina Città di Capitomboli, ove tuttora risiede assiso dinanzi a uno specchio in una cella di due metri per settantadue.
Chiederetemi: "Che fa colà?" Rispondovi: guardasi invecchiare, tanto per non morire!
Ora poi è contento: tra poco suo figlio andrà a trovarlo. Glielo aveva promesso trentacinque anni fa e senza dubbio manterrà la parola data.
Ma torniamo al ragioniere Ecchilosà, alla sua infanzia.
Ricordano i suoi compagni, che ora giacciono immoti di fronte al bar Gioventù bruciata, che il piccolo Peppino era un botolo agilissimo, quasi un contorsionista: un giorno scommise che avrebbe raggiunto il terrazzo di casa passando dentro il canale di scolo dell'acqua piovana, e ci sarebbe senza dubbio riuscito se non si fosse messo a piovere.
Un'altra volta sorprese tutti nascondendosi nella cartella. O meglio, ci sarebbe quasi riuscito se questa, di pessima qualità, non si fosse strappata appena ebbe infilato il piede sinistro al suo interno.
La signora Appojola, per quella marachella, gli spezzò un mignolo dicendo: "Così l'ingessatura ti impedirà di attraversare le crune degli aghi!"
Continua

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04/01/07

Il teorema di Ecchilosà - L'infanzia del Nostro - Parte prima

Nessuno mai seppe chi realmente fosse Ecchilosà. Diceva d'essere ragioniere ma probabilmente aveva a malapena terminato le elementari, o forse neanche quelle.
Fu un bambino pazzo: a Borgostantìo, ove visse i primi inutili anni della sua vita, i vecchi ancora lo ricordano con terrore: aveva il vizio di appiccare il fuoco nei pagliai e di prendere a sassate le pie donne che andavano a messa, inoltre catturava le lucertole per mangiarle.
Delle sue maestre non rimane traccia: forse si suicidarono per disperazione o divennero suore di clausura.
Dei suoi maestri non rimane traccia: sicuramente perirono nella Grande Guerra o divennero clochard.
Fu grazie alla raccomandazione dell'onorevole Vanagloria, sottosegretario al Ministero del Superfluo, che venne assunto alla Quisiperdesolotempo (con l'intimazione di non lavorare per non far danni).
Era spettatore dello scorrere del tempo, occupava una scrivania piena di fogli impolverati per ricevere in cambio l'immeritata somma di una miseria mensile.
Per passatempo costruiva aeroplanini di carta senza farli volare e faceva le parole crociate crocefiggendo l'enigmistica, tanti erano gli errori commessi nel rispondere alle definizioni.
In generale tali passatempi si concludevano con un accesso d'ira e la distruzione delle crepuscolari opere intraprese.
Vestiva in modo dimesso, non si lavava e pensava solo per sfuggire alla monotonia. Fu questo pensare disperato a renderlo il genio incompreso che fu!

Continua

p.s.: (datapost: aggiungere 4gg; ora: aggiungere 0hh)

02/01/07

Il teorema di Ecchilosà - Incipit malevolo

"Che sarebbe un violino senza musica?": questo chiedevasi il ragionier Peppino Ecchilosà, contabile del Nulla nella ditta Quisiperdesolotempo.
"E a chi volete che importi la sorte di un violino?" - chiosava - "A un violinista? No, nonò!"
Intanto si asciugava il moccolo che pendevagli dal naso guardando l'orologio, e imprecava contro i conservatorii e i conservatori: "Maledetti, vi odio, maledetti!"
Da tempo lo sventurato meditava di compiere un atto criminale: così, tanto per scherzare! Avrebbe volentieri spinto le sue ossessioni sotto un tram, ma gli dispiaceva liberarsene e diventare invisibile, quindi si mise a pensare.
Pensava che un violino senza musica è pur sempre un violino, altrimenti anche una tromba o un pianoforte, senza musica, sarebbero un violino.
"Ecco! Quello che conta è la forma!" - concluse compiaciuto - "Un pianoforte a forma di violino, senza la musica è un violino."
"Ma chi ha mai costruito un pianoforte a forma di violino?" - aggiunse - "Un mistificatore, un illusionista, un..."
"Buongiorno ragioniere." - disse la segretaria signorina Adelaide Bernabei-Saltalaquaglia, interrompendo il teorema che pervicacemente il Nostro aveva edificato sul suo castello in aria - "Vò via, è tardi, vò via, vò, vò!"
"Maledetta, ti odio, maledetta!" - rispose Ecchilosà tra i denti, abbozzando un sorriso di circostanza.
Tanta acrimonia non era affatto immotivata: l'ignara Adelaide era brutta come una befana e petulante, inoltre aveva il difetto di riportare alla realtà Ecchilosà quando questo era immerso nel mar dei suoi pensieri.
Continua? Ecchilosà!

p.s.: (datapost: aggiungere 4gg; ora: aggiungere 0hh)

è un nefasto progetto del maledettissimo Dottorzeta